La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione abbastanza diffusa nei paesi occidentali, che colpisce con maggiore frequenza il genere femminile e la fascia di età tra i venti e i quarantacinque anni. L’elemento predominante è il disagio a livello della pancia, un fastidio che per lo più non raggiunge l’intensità di un vero e proprio dolore.

Curioso pensare, però, che soltanto un terzo delle persone che soffrono di questa sindrome si rivolge al medico per avere un aiuto, per capire l’origine del suo problema. Infatti, la maggioranza preferisce affrontare autonomamente i fastidi addominali.

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Giuseppe Ventriglia

«Fare la diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile non è per niente facile» spiega Giuseppe Ventriglia, medico e docente al Master internazionale di Fitoterapia all’Università di Trieste e Madrid «perché sono gli stessi disturbi che si manifestano in presenza di malattie intestinali più serie, anche se queste fortunatamente sono molto più rare. Bisogna stare attenti ai segnali d’allarme, come, per esempio, la presenza di sangue nelle feci, di fastidi anche durante la notte (quando normalmente questi sintomi si placano) o ancora, l’avere in famiglia parenti che hanno sofferto di tumori del colon o di malattie infiammatorie intestinali».

All’origine della sindrome dell’intestino irritabile possono esserci svariate cause, neanche tutte chiarite, tra cui un’anomala crescita batterica (SIBO) con alterazione qualitativa e quantitativa della flora intestinale. Spesso i disturbi possono essere scatenati da cattive abitudini, da alimentazione poco corretta o anche da fattori psicologici del paziente. Ecco perché la sindrome dell’intestino irritabile è definita “condizione multifattoriale”, in presenza non di una singola causa, ma di un complessi di fattori che interagiscono tra loro.

Intestino irritabile: terapia e consigli

In presenza di fastidi addominali persistenti, nonostante l’acquisizione di buone abitudini alimentati e di stile di vita generale, è utile rivolgersi al medico di famiglia. Sarà comunque utile fornire al medico ogni elemento che a lui può essere utile, per esempio se qualche alimento peggiora i disturbi o se c’è qualcosa che li allevia.

Qualora il medico si sia orientato per una diagnosi di intestino irritabile, un aiuto potrebbe venire (specie in presenza di tendenza alla stitichezza con feci piccole e dure) da un equilibrato consumo di integratori di fibra, scelti però tra quelle solubili e fermentabili parzialmente e lentamente. Ottimo esempio sono le maltodestrine di mais parzialmente fermentabili, reperibili in farmacia, che non provocano il fastidioso gonfiore addominale che spesso accompagna l’assunzione di integratori di fibra.

Infine, un ultimo consiglio del dottor Ventriglia è l’uso dei prodotti eubiotici, recentemente messi in commercio: «Composti di fibre prebiotiche (inulina), polisaccaridi da aloe ad azione antinfiammatoria, zenzero e sostanze antiossidanti (polifenoli di olivo, agrimonia, timo), senza ceppi batterici aggiunti, a costituire un insieme di sostanze capaci di garantire  un ottimale equilibrio della flora intestinale».

(Serena Santoli)