La ricerca italiana nel carcinoma mammario Triplo Negativo

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Il ruolo della ricerca assume aspetti importanti nello sviluppo di un farmaco e delle nuove terapie.
Durante gli anni del mio dottorato ho avuto la possibilità di lavorare accanto alla professoressa
Carmela Saturnino, grande donna e amica, che mi ha trasmesso la passione per la ricerca
scientifica.
Negli ultimi anni sta dedicando la sua attività allo studio del carcinoma mammario Triplo Negativo
che colpisce il seno, e deve il suo nome (triplo negativo) al fatto che queste cellule tumorali non
hanno sulla loro superfice bersagli contro cui si può agire con le terapie farmacologiche classiche: i comuni chemioterapici non funzionano, e non si non dispone ancora di farmaci selettivi ed efficaci per combatterlo. Le terapie farmacologiche e radioterapie sono poco (o per nulla) funzionanti.

L’obiettivo di una ricerca condotta nell’Università della Basilicata è stato quindi quello di trovare un farmaco adatto a evitare le asportazioni chirurgiche. Il team di ricerca – coordinato dalla docente di Chimica farmaceutica e tossicologica, Carmela Saturnino, e costituito da sei componenti del Dipartimento di Scienze dell’Università della Basilicata – è riuscito a trovare molecole attive e selettive nei confronti di questo tumore, per le quali sono in corso di completamento gli studi in vivo. Nasce così la società TNCKillers srl.
L’idea imprenditoriale da cui nasce la società, ha le sue basi nelle ricerche svolte dai suoi soci che riguardano lo sviluppo e l’applicazione di nuove molecole di sintesi, farmacologicamente attive, per i tumori solidi, in generale, e con particolare attenzione al carcinoma mammario Triplo Negativo (TNc).

Carmela Saturnino, founder con Luana Calabrone, Maria Grazia Bonomo, Giovanni Salzano, Faustino Bisaccia e Antonio Vassallo: scopo della ricerca di TNcKILLERS srl è inglobare tali molecole in sistemi di rilascio (Drug Delivery, DD) controllato, biocompatibili e riassorbibili, privi di tossicità, da applicare direttamente sul tumore, permettendo in questo modo un miglioramento della biodisponibilità del principio attivo e una selettività d’organo, evitando, ove possibile, mastectomie sia parziali che totali e quindi donando un sollievo psicologico alle giovani pazienti.
La terapia applicativa potrebbe essere coadiuvata, in caso di metastasi, anche dalla somministrazione della stessa molecola per via iniettiva, data la sua solubilità.
La ricerca ha bisogno di voi!

Francesca Santoro
Farmacista – Milano